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Intelligenza artificiale nello sport: dati, personalizzazione e responsabilità

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intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nel mondo dello sport, ma il suo valore non sta soltanto nella capacità di automatizzare alcune attività. La vera sfida è capire come utilizzarla in modo concreto, responsabile e integrato nei processi di lavoro.

È questo il tema affrontato da Giuseppe Marinozzi, co-founder di Shaggyowl, durante il convegno “L’intelligenza artificiale nello sport e per lo sport”. Un intervento che parte da un elemento fondamentale per comprendere le potenzialità dell’AI applicata al settore: la quantità e la varietà dei dati che le strutture sportive raccolgono ogni giorno.

Shaggyowl sviluppa da circa 12 anni App Palestre (gestionale), un gestionale utilizzato da circa 2.200 strutture in tutta Italia, con circa 600.000 atleti che utilizzano periodicamente il servizio e circa 20 milioni di prenotazioni gestite ogni anno.

Numeri che mostrano quanto sia importante il tema dei dati quando si parla di intelligenza artificiale nello sport.

Dai dati alle risposte: rendere le informazioni più accessibili

Uno degli esempi presentati da Giuseppe riguarda proprio il rapporto tra il titolare di una struttura sportiva e i dati della propria attività.

In un gestionale tradizionale, per rispondere a una domanda apparentemente semplice come “Quanto ho fatturato questo mese?”, il titolare deve cercare autonomamente l'informazione all'interno dell'interfaccia, individuando la sezione corretta e arrivando al dato desiderato.

L'intelligenza artificiale può cambiare questo approccio.

Non si tratta soltanto di ottenere rapidamente un dato economico. Il titolare può interrogare il sistema anche su ciò che accade nella propria struttura: ad esempio, può chiedere quanti iscritti non frequentano da più di tre settimane oppure come sta andando un determinato corso rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’obiettivo è trasformare i dati già presenti nel gestionale in informazioni più facilmente leggibili e utilizzabili.

Attraverso un'interfaccia conversazionale, il titolare può porre la domanda direttamente al sistema e ricevere la risposta in modo immediato e comprensibile, ad esempio attraverso una card con il dato richiesto.

Il vantaggio, quindi, non è semplicemente avere “più tecnologia”, ma rendere più semplice l'accesso alle informazioni che sono già presenti nel sistema.

Ed è proprio qui che emerge una delle questioni più importanti: se l'AI deve lavorare sui dati, quei dati devono essere corretti, coerenti e verificati.

 

L'intelligenza artificiale non sostituisce la professionalità

Durante il suo intervento, Giuseppe ha sottolineato un aspetto particolarmente importante: l'intelligenza artificiale lavora secondo una logica probabilistica e può quindi produrre informazioni inesatte o, nel linguaggio comunemente utilizzato, delle “allucinazioni”.

Per questo motivo non è sufficiente introdurre uno strumento di AI all'interno di un software e aspettarsi che tutte le risposte siano automaticamente corrette.

La qualità del risultato dipende anche dalla qualità dei dati utilizzati e dalla capacità delle persone di verificare e interpretare ciò che viene prodotto.

Questo principio diventa ancora più importante quando l'intelligenza artificiale viene applicata a contesti che riguardano direttamente le persone.

Nel mondo dello sport, infatti, i dati non riguardano soltanto prenotazioni o aspetti amministrativi. Possono comprendere informazioni relative alle prestazioni, agli allenamenti e ai risultati degli atleti.

Per questo la tecnologia può supportare il professionista, ma non eliminare il ruolo della sua esperienza e della sua responsabilità.

AI e allenamento: più tempo per il rapporto con il cliente

Un altro esempio portato durante il convegno riguarda proprio la personalizzazione dell'allenamento.

Attraverso l'intelligenza artificiale è possibile supportare istruttori e personal trainer nella creazione di piani di allenamento specifici per i propri clienti.

L'obiettivo non è semplicemente automatizzare la creazione di una scheda.

Il vero valore, secondo l'approccio illustrato da Giuseppe, è permettere al professionista di ridurre il tempo dedicato alle attività più ripetitive e avere più tempo da dedicare alla persona.

Anche in questo caso, il punto di partenza sono i dati.

L'atleta può fornire informazioni sulle proprie sensazioni durante l'allenamento, sui risultati ottenuti, sui pesi utilizzati, sulle ripetizioni completate e, più in generale, sul modo in cui sta vivendo il proprio percorso.

Queste informazioni possono contribuire a rendere l'allenamento progressivamente più personalizzato.

Ma anche qui l'AI non agisce da sola: entrano in gioco sia i dati raccolti sia la professionalità dell'istruttore, che rimane una componente fondamentale del processo.
Nel caso della generazione delle schede, l’istruttore può indicare elementi come obiettivo, livello, frequenza settimanale ed eventuali vincoli.

L’intelligenza artificiale utilizza queste informazioni per proporre una prima scheda che il professionista può poi valutare, modificare e adattare alla persona.

Il vero tema: la responsabilità sui dati

Se c'è un filo conduttore nell'intervento di Giuseppe, è proprio quello della responsabilità.

Più aumentano le possibilità offerte dall'intelligenza artificiale, più diventa importante sapere quali dati vengono utilizzati, come vengono trattati e attraverso quali strumenti vengono elaborati.

Quando un sistema integra servizi di intelligenza artificiale forniti da soggetti esterni, è necessario prestare particolare attenzione alla gestione delle informazioni che vengono trasferite a questi sistemi.

Per questo, nel suo intervento, Giuseppe ha parlato anche della necessità di adottare meccanismi di pseudo-anonimizzazione prima di utilizzare determinati dati con strumenti esterni, così da ridurre i rischi legati alla gestione delle informazioni.

La tecnologia, quindi, non può essere considerata separatamente dalle responsabilità che comporta il suo utilizzo.

E se l'intelligenza artificiale commette un errore?

È una delle domande più interessanti quando si parla di AI: se l'intelligenza artificiale sbaglia, chi risponde dell'errore?

Giuseppe ha evidenziato proprio questo interrogativo nel suo intervento, sottolineando che non si può pensare all'intelligenza artificiale come a un soggetto autonomamente responsabile.

Dietro ogni strumento esistono infatti sviluppatori, fornitori, aziende e professionisti che progettano, integrano e utilizzano quella tecnologia.

Per questo, parlare di AI nello sport significa necessariamente parlare anche di responsabilità umana, controllo e corretta integrazione della tecnologia nei processi.

Per questo, nel caso dell’analisi dei dati, l’intelligenza artificiale non deve essere lasciata libera di “inventare” una risposta. Il sistema è progettato affinché l’AI interpreti la richiesta, mentre i numeri vengano calcolati attraverso un sistema deterministico e controllabile.

In altre parole: l’AI capisce, il sistema garantisce.

L'AI funziona davvero quando entra nel lavoro quotidiano

C'è infine un altro punto particolarmente significativo dell'intervento: anche la migliore funzionalità di intelligenza artificiale rischia di essere inutile se non viene inserita nel modo corretto nelle abitudini di chi lavora.

L'AI deve quindi essere parte del processo, non uno strumento aggiunto semplicemente perché è una tecnologia innovativa.

Per una struttura sportiva questo significa progettare soluzioni che siano realmente utilizzabili dal titolare, dall'istruttore e dagli altri professionisti, senza complicare il lavoro quotidiano.

L'obiettivo non è utilizzare l'intelligenza artificiale perché “va di moda”, ma usarla quando può rendere un'attività più semplice, più efficiente e più utile.

Ed è proprio in questo equilibrio tra tecnologia, dati e competenze umane che si trova una delle principali sfide dell'intelligenza artificiale applicata allo sport.

L’intelligenza artificiale può rendere più semplice l’accesso ai dati, velocizzare alcune attività e supportare il lavoro dei professionisti.

È questa la direzione di App Palestre (gestionale): integrare tecnologia e strumenti concreti per aiutare le strutture sportive a lavorare in modo più semplice e organizzato.

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Domande frequenti

Perché la gestione dei dati è importante quando si utilizza l’AI nello sport?
Perché la qualità delle risposte dipende anche dalla qualità e dalla correttezza dei dati utilizzati. È quindi fondamentale verificare le informazioni e prestare attenzione alla loro gestione e protezione.
L’intelligenza artificiale può commettere errori?
Sì. I sistemi di AI possono produrre risposte inesatte. Per questo i risultati devono essere verificati e interpretati da persone competenti, soprattutto quando riguardano dati o decisioni relative agli utenti.
Come viene utilizzata l’intelligenza artificiale nello sport?
L’intelligenza artificiale può essere utilizzata in diversi ambiti, dalla gestione e consultazione dei dati alla personalizzazione degli allenamenti, supportando titolari, istruttori e professionisti.

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